Bosnia Erzegovina Croazia Slovenia

Balkan tour: un diario di viaggio

Quanto è vintage pubblicare un diario di viaggio su un blog? È come fare un salto temporale alla prima decade del Duemila, quando queste piattaforme ci permettevano – prima ancora dei tempi dell’esibizione e degli influencer – di sognare un posto attraverso l’esperienza autentica e le emozioni di chi lo aveva vissuto. Passo le giornate sui social per lavoro, ma temo l’oblio delle parole scritte e la volatilità dei contenuti affidati a un algoritmo in continua evoluzione: per questo ho deciso di trasferire qui il diario del mio ultimo viaggio nei Balcani.

Per 12 giorni del mese di agosto 2022 il mio compagno, le mie figlie di 3½ e 6 anni ed io abbiamo attraversato in macchina Slovenia, Bosnia Erzegovina e Croazia. Abbiamo percorso più di 3000 chilometri che ho raccontato strada facendo seguendo l’ispirazione del luogo. Per me era un ritorno in un luogo che mi ha cambiato profondamente, è stato importante rivederlo con occhi diversi.

Qui trovate dentro tutti i post – didascalie e foto – che ho pubblicato su Instagram durante il viaggio e che viste tutte insieme fanno un certo effetto.  Preparatevi a macinare tanti chilometri in mezzo a paesaggi verdi e città piene di storia, a fare un tuffo in acque gelide e scoprire anche il punto di vista delle piccole viaggiatrici che allietano le mie giornate e la mia vita.

Allacciate le cinture, si parte!

✨Balkan tour – giorno 1✨

Avete mai scelto una destinazione sulla scia delle emozioni che vi ha lasciato un libro?

È quello che mi è accaduto con questo viaggio appena iniziato che ci porterà ad attraversare una bella fetta di Balcani.

C’erano tante idee in ballo finché non ho letto “E poi saremo salvi” di Alessandra Carati e mi è venuta quella nostalgia malinconica dei Balcani che è stato come il richiamo delle sirene di Ulisse.

In quello struggimento si sono mescolati i ricordi dei viaggi passati, mi sono rivista a 19 anni col gruppo scout ad attraversare le vie di Sarajevo in bici, a 25 con due amiche a osservare sbigottite le vecchie del mercato di Zagabria a pesare la frutta con una stadera. Mi sono rivista mamma da pochi mesi e Anita sciacquata in una tinozza dopo un bagno nel mare istriano. Ho provato a tirar fuori dal cassetto della memoria una ragazza di 16 anni a Dubrovnik, ma ne sono usciti pochi dettagli sfuocati.

Ho bisogno di rivedere questi posti con occhi nuovi, di rinverdire ricordi, crearne di nuovi con le mie figlie. Ho voglia di suoni di lingue sconosciute, di paesaggi nuovi dal finestrino, di sentirmi felice facendo ciò che più amo al mondo: viaggiare.

La prima tappa ci ha portato a Lubiana, di cui condivido alcune foto.

✨ Balkan tour – giorno 2 ✨

È forse questo il paradiso in Terra?
L’ho pensato più volte nel corso della stessa giornata pur non essendo incline per natura a esagerazioni.

L’ho pensato avvicinandomi alle maestose Alpi Giulie dai pizzi acuminati e circumnavigando il lago di Bled, assaporando le mille sfumature che può assumere l’acqua di un lago montano.

L’ho pensato quando, nonostante la fila in macchina, il parcheggio impossibile, il caffè a 3€ e la multiforme varietà umana presente, sono riuscita a godere di un bagno al fresco e di una piccola passeggiata sull’isola che emerge dalle acque del lago.

Quello che non sapevo è che la giornata è stata un crescendo di bellezza, quando ci siamo avventurati a sud ovest verso un lago meno blasonato ma più autentico, il Lago Bohinj.

Non ho foto della strada per raggiungerlo costellata di fienili di legno e baite coi gerani rossi, ma ne ho un paio che ho avuto la lucidità di scattare abbagliata dalle acque cristalline.

Qui ci siamo rilassati sulle spiagge di sassi sotto l’ombra provvidenziale degli alberi e abbiamo nuotato finché non stavamo per congelare, finché non era l’ora di rientrare alla base, salutando un posto che riconcilia col mondo.

Grazie Slovenia verde, sei una boccata d’aria fresca. Adesso siamo in macchina in direzione Croazia, anche oggi ci aspettano nuove avventure.

✨ Balkan tour – giorno 3 ✨

Sono arrivata a Zagabria sulla scia di un ricordo: tre ventenni, una macchina e un posto insolito da visitare nonostante un freddo cane.

All’epoca non scattavo tante foto, centellinavo la memoria della fotocamera per le serate di risate sguaiate e qualche dettaglio che mi colpiva particolarmente.

Tra questi un mercato in cui le donne pesavano frutta e verdura con una bilancia proveniente da un altro secolo. Di tutto il resto non ricordavo niente: né i monumenti principali, né le vie del centro che mi sono tornate in mente solo a ripercorrerle, ritrovandole ancora più turistiche e globalizzate tra un ristorante indiano e un libanese.

Ho rivisto la stadera al mercato – probabilmente lasciata a uso e consumo dei turisti – e una signora che in un angolo arrostiva pannocchie, una merenda da sgranocchiare passeggiando. Per il resto Zagabria sta provando a modernizzarsi senza riuscirci ancora completamente, i cantieri sono in ogni dove, ma i tram moderni stridono con i palazzi circostanti, togliendo quella poesia nostalgica che faceva di questo posto un luogo interessante da visitare.

Se ci siete stati e avete un’opinione anche diversa sono curiosa di leggerla.

✨ Balkan tour – giorno 4 ✨

L’ingresso in Bosnia è stato un tuffo fuori dalla zona di comfort, e per quanto non ami questa espressione abusata nei manuali di self-help, qui è proprio il caso di usarla.

Non è tanto la frontiera dove siamo stati incolonnati un’ora a segnare il confine, quanto la comparsa di moschee subito oltre la prima collina, come a stabilire un’identità e un’appartenenza.

Abbiamo attraversato paesi minuscoli e sonnolenti movimentati solo da cani sciolti, erano immobili anche le donne e gli uomini in attesa di vendere pesche, uva e miele sul ciglio della strada.

Il telefono mi ha subito avvisato di aver finito i giga di connessione e i soldi, giusto per ricordarmi che la connessione facile tutto incluso non è roba da qui. E così abbiamo fatto una tappa a Bihac chiedendo ai passanti la via come si faceva una volta e solo per renderci conto che l’appartamento prenotato su Booking era di quelli crivellati di colpi dalla guerra e mai più sistemato. Ok, per stasera cercheremo un altro alloggio.

Siamo in questa zona per vedere il parco naturale di Una che segue il corso sinuoso del fiume omonimo, tutto intorno boschi lussureggianti e prugni dai rami carichi di frutti. I camminamenti di legno ci portano alle maestose cascate di Strbacki Buk, le bimbe sono più incuriosite dalle donne velate, specialmente quelle completamente coperte che provano a salutarle non ricambiate per lo stupore. “Mamma, ma non hanno caldo?”

Poi di nuovo in macchina su tratti sterrati per raggiungere le cascate di Martin Brod. È qui che abbiamo passato la notte, contrattando l’appartamento a gesti con un’anziana del posto. Ad accoglierci in camera una bottiglia di rakija fatta in casa, il liquore locale che risveglierebbe i morti.

L’avventura in Bosnia è appena cominciata.

✨ Balkan tour – giorno 5 ✨

I chilometri ingannano: sulle vie bosniache sembra di andare sempre lentamente, di non arrivare mai davvero.

Così spezziamo la strada per Sarajevo con una tappa intermedia e ci fermiamo a Jajce, una cittadina sorta alla confluenza di due fiumi e conosciuta per le sue cascate proprio ai piedi delle mura cittadine.

A giudicare dal traffico, Jajce è una meta apprezzata dal turismo interno, siamo tra i pochi stranieri presenti ma riusciamo comunque a ordinare dei burek – dei rotoli di pasta fillo ripieni – per il nostro picnic sul lungofiume.

Per smaltire ci inerpichiamo per le salite che portano alla fortezza sulla sommità della collina, passando per diversi punti di interesse come la torre dell’orso e le catacombe.

A ogni visita culturale deve corrispondere qualcosa di più divertente, così ci dirigiamo al fiume e ci tuffiamo nell’acqua gelida per uscirne più temprati che mai.

È l’ora di salutare Jajce ed avvicinarci ancora un po’ alla capitale: per la notte scegliamo Travnik, che nel 1892 diede i natali a Ivo Andrić, l’unico scrittore bosniaco insignito del premio Nobel per la letteratura.

Travnik è una città universitaria dominata da una fortezza, ma noi siamo così cotti che ci accontentiamo di vederla dal finestrino. Spero almeno che l’aura del premio Nobel abbia una qualche influenza sul mio destino.

Il nostro alloggio è una casa sulle colline immersa in un frutteto. Ci sono le rose piantate lungo il vialetto e un’altalena per le bambine, che ci mettono un attimo a decretare che questa è la migliore casa-hotel in cui siamo stati.

Ci accoglie una famiglia sorridente e ospitale, cala la notte insieme a una pioggia leggera. Mi sveglio con un timido sole dietro la foschia mattutina, le colline respirano e lo stesso faccio anche io.

✨ Balkan tour – giorni 6 e 7 ✨

Sono tornata a Sarajevo dopo 18 anni. Quante cose sono successe in questo tempo? Ripercorro questi anni a ritroso, penso alla ragazza che ero allora e a come sono adesso.

Nel mezzo c’è così tanta vita che le emozioni prendono il sopravvento, non riesco a essere lucida quando penso a questa città dove vita e morte si mescolano a ogni angolo, dove so di essere tornata diversa.

Avevo voglia di tornare per testare la mia memoria, per ritrovare luoghi e sensazioni, per imprimere nella mente nuovi ricordi insieme alla mia famiglia.

Si ritorna sempre nei luoghi che ci hanno lasciato qualcosa, ci ripromettiamo di portarci le persone a cui teniamo perché “ti ci devo portare” è una delle dichiarazioni d’amore più belle.

Ho ancora molto da scoprire di me e di questa città, ma so che se qualcuno avesse detto a quella ragazza a Sarajevo che 18 anni dopo avrebbe visto correre le sue bambine in quella piazza della Baščaršija le si sarebbero illuminati gli occhi per la gioia.

✨ Balkan tour – giorno 8 ✨

Salutare Sarajevo non è facile ma sento che sarà ancora una volta un arrivederci. Lasciamo la città seguendo il percorso che fanno i viaggiatori che atterrano all’aeroporto, ad accoglierli un cartello che è come un pugno nello stomaco “Welcome to Sarajevo. 1425 days under siege”.

Seguendo il corso della Neretva azzurra arriviamo in Herzegovina e a Mostar, dove ci accoglie un parcheggiatore abusivo che all’occorrenza diventa anche guida, parla italiano perché durante la guerra è scappato a Trieste.

Questo incontro è lo spoiler del resto della visita, Mostar è splendida, ma presa d’assalto dai croceristi e dai fedeli sulla strada per Medjugorje. Tutti provano a trarre vantaggio da questo via vai proponendo souvenir paccottiglia, cibo scadente e mandando i bambini in avanscoperta con la mano tesa per un po’ di elemosina.

Arranchiamo tra la folla scivolando sui sampietrini, sperando in un momento di quiete per uno scatto senza una moltitudine umana o semplicemente per apprezzare senza fretta la bellezza architettonica del ponte.

Quel ponte che unendo due rive è un simbolo di unione e per questo fu distrutto durante quella maledetta guerra al di là dell’Adriatico che osservavamo preoccupati con la forchetta a mezz’aria durante il telegiornale.

Cerchiamo un po’ di quiete a Blagaj, dove si trova un tempio derviscio dell’era ottomana incastonato tra un corso d’acqua turchese e delle rocce a picco. Un luogo idilliaco cui i ristoranti e le bancarelle lungo il percorso hanno tolto l’aura di misticismo.

Si entra nell’edificio scalzi e col capo velato (l’ultima foto lo testimonia!), i turisti si confondono con i musulmani in preghiera che si inginocchiano e sussurrano parole che non comprendo.

Domani lasceremo la Bosnia Herzegovina ma sento che questa terra avrebbe ancora tanto da raccontare.

✨ Balkan tour – giorni 9, 10 e 11 ✨

Risalire la costa della Croazia ad agosto senza aver prenotato niente è stata la peggiore idea di viaggio degli ultimi anni.

Cinque anni fa avevamo fatto la stessa cosa: ferie decise all’ultimo secondo, l’Istria girata in lungo e in largo senza troppi pensieri, quel giusto mix di accoglienza, mare, paesini e cibo che rende un viaggio perfetto.

Adesso è tutto cambiato: la Croazia è diventata un giochino per facoltosi, la Ibiza dei Balcani con la pretesa di essere cool senza le adeguate infrastrutture.

La nostra idea era quella di iniziare con la visita di Dubrovnik, ma dopo due ore a cercare invano parcheggio anche lontanissimo dal centro abbiamo desistito.

Così siamo saliti ancora e ci siamo fermati a Spalato, invasa dai ventenni di tutta Europa che hanno trasformato lo stupefacente centro storico in una discoteca a cielo aperto. Infine Zara, stesso traffico, stessi prezzi indecentemente alti, stessa voglia di scappare a gambe levate.

Cosa salvo di questa Croazia? Il mare cristallino che non delude mai, il Palazzo di Diocleziano che è il cuore pulsante di Spalato, una cena rilassata col vino croato, l’Organo Marino di Zara che permette al mare di creare melodie dalle onde.

Se volete avere un’idea di cosa intendo per prezzi alti andate fino all’ultima foto… io più di una volta ho pensato di comprare una tenda, l’unica cosa abbordabile 😂

✨ Balkan tour – giorno 12 ✨

Tutti i viaggi prima o poi finiscono portandosi dietro una scia di sensazioni.

Anche questi 3000 chilometri nei Balcani ormai sono un ricordo che si sedimenta in noi, sono la sostanza che ci plasma come individui e come famiglia.

Sono stati giorni pieni e vissuti intensamente, guardo le bimbe muoversi a loro agio nel mondo e divertirsi con niente, le vedo osservare e domandare, testimone riconoscente della loro crescita.

Questo giro si è concluso a Postumia, in Slovenia, dove delle grotte enormi e illuminate a giorno hanno segnato l’ultima puntina del viaggio prima del rientro a casa. La stanchezza della strada macinata si mescola alla voglia di casa, di un cuscino conosciuto su cui posare le membra.

Nella mia testa una miscellanea di immagini: “Il ponte sulla Drina” ad alta voce sul letto dell’ostello, gli scatti trovati nella fotocamera che non sono né miei né di Tommaso, la strada sterrata col cartello “pericolo mine antiuomo”, Petra che chiede se può riempire la borraccia nelle fontane per le abluzioni.

E ancora i braccialetti annodati, i tuffi in acque gelide, un posto sempre nuovo ogni giorno da chiamare “casa-hotel”. Il pensiero del mese che verrà, gli abbracci che non mancano mai in ogni parte del mondo vista insieme.

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