Una notte nel deserto del Wadi Rum

Scritto da Serena Puosi

Categorie: Giordania

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Nel deserto come nell’oceano bisogna continuamente muoversi, e così lasciare che il vento, il vero padrone di queste immensità, cancelli ogni traccia del nostro passaggio, renda di nuovo le distese d’acqua o di sabbia, vergini e inviolate.
Alberto Moravia

Accadono sempre un po’ per caso le situazioni indimenticabili della vita: ti prendono alla sprovvista, privo di difese, con l’armatura appesa a qualche chiodo che non ricordavi di aver piantato. Così è stato per me nel deserto del Wadi Rum in Giordania, dove mi sono ritrovata finalmente in silenzio a riflettere sulla cosmogonia.

Dopo giorni presi di rincorsa, tutto quello di cui avevo bisogno era un luogo vergine senza uomini e cose a intralciare l’orizzonte, un’enorme tavolozza di arenaria dove tracciare il mio passaggio nel mondo. Mica lo capisci subito che imbarcarsi su una jeep e andare a sollevare un po’ di polvere può darti un quadro più pulito della tua esistenza: sembra un controsenso.

Invece un passaggio nel deserto è stato curativo, quasi taumaturgico: quel silenzio interrotto solo dal vento ti costringe a fermarti e a pensare. Al centro di tutto non ci sei che te con tutti i difetti, le debolezze, le paure e i demoni che ogni tanto continuano a uscire da sotto il letto e a infilarsi nei tuoi sogni.

Sono arrivata nel deserto del Wadi Rum all’ora di pranzo, quando gli oggetti non hanno ombra e si fatica anche solo a tenere gli occhi aperti. Quando è così c’è ben poco da fare, i cuscini accoglienti fanno il resto: c’è solo da aspettare il momento propizio per mettere di nuovo il naso fuori dalle tende, ingannando il tempo con un po’ di hummus e qualche oliva.
Questo è un grande insegnamento del deserto: è lui a dettare i tempi, noi non possiamo far altro che assecondarlo. Subito dopo aver acquisito questa consapevolezza prediamo coscienza di un’altra verità in un continuo susseguirsi di scoperte in mezzo al nulla. Ecco l’altra epifania: bisogna fidarsi degli altri e affidarsi a loro per trovare la strada dell’accampamento.

Nel deserto del Wadi Rum in jeep

Partiamo alla volta di quell’oceano di sabbia con lo stato d’animo dei primi esploratori, sebbene consapevoli che questo miraggio è lungi dall’essere realtà. Ma poco importa: appollaiati sul cassone di una jeep le strade si srotolano sotto di noi invisibili ai miei occhi, la linea che collega il cielo e la terra si staglia nitida tra l’arenaria, sparuti gruppi di cammelli incrociano il nostro cammino. Giusto il tempo di un tè sotto una tenda che è un’apparizione ed è già ora di ripartire. Il tempo è un concetto mutevole e sfuggente qui.

Intanto il sole fa il suo arco nel cielo e a poco a poco si nasconde dietro alle rocce rosse regalando all’umanità che si trova a passare da lì un tramonto incredibile. Un centimetro alla volta scorre il nastro del giorno, seduti sullo sperone di un monticello siamo attratti come Narciso dallo specchio d’acqua che è quello spettacolo della natura per cui non abbiamo pagato il biglietto.

È un istante di riconciliazione col mondo, una tregua, una sospensione dai pensieri. Tutto appare calmo e armonico, in un istante non esistono più le guerre oltre confine, non esiste l’odio, non esistiamo che noi.

Wadi Rum

In quel frangente non sapevo che il meglio doveva ancora venire, che la notte sarebbe stata foriera di altri spaesamenti e altri balzi al cuore. Perché ancora non sapevo che la notte nel deserto cala con indosso una coperta di stelle, un firmamento di luce senza fine da fare impallidire la più elaborata delle magie.

Dopo cena nel deserto si prende il proprio tempo non distratti da quelle attività che inquinano le nostre vite. Ci si sdraia intorno al fuoco e si guarda la Via Lattea cercando di dipanare quella matassa, ci si interroga sull’esistenza ma senza ansie, si cercano risposte in bagliori lontani, si affidano i desideri alle stelle cadenti. È già tutto scritto lì, nell’abbraccio di quella volta celeste, nel reiterarsi di pensieri che non vedo l’ora di rendere realtà al mio ritorno a casa.

Dove dormire nel deserto del Wadi Rum

Nel Deserto di Wadi Rum ho avuto la fortuna di dormire nello splendido campo tendato di Captain Desert Camp, dotato di tende con letti, bagni esterni alla tenda, un grande bivacco condiviso e tavoli all’ombra.

 

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4 commenti

  • Davide P. (Genova)

    Ciao Serena,
    con moglie e figlia sedicenne andrò in Giordania dal 28 ottobre al 2 novembre 2017. Ho già pianificato il giro (Arrivo ad Amman, Petra, Wadi Rum, Aqaba, Sowayma (Mar Morto), Amman) e prenotato 4 notti con Booking in questi posti.
    Pensavo di noleggiare un auto, ma leggendo il tuo utilissimo blog sarei più tranquillo ad avere anche un autista.
    Come mi devo muovere ? L’autista ci segue nelle tappe? dove va a dormire ? Ho visto che hai dei contatti…ti sarei grato se mi dai qualche indicazione.
    Davide

    • A

      Ciao Davide,
      grazie per aver trovato utili i miei post! Bellissimo il giro che hai pianificato.
      Non ho il contatto diretto dell’autista, ma ti consiglio di scrivere a Fuad (foad_t @ yahoo.com) che è stato la mia guida per tutti i giorni passati in Giordania. Parla benissimo italiano e puoi chiedergli del suo autista di fiducia e potete mettervi d’accordo su cifre e spostamenti. È molto disponibile e simpatico, non farti problemi e digli che ti mando io!

      Di solito l’autista vi segue nelle tappe e ha una sistemazione per la notte inclusa nel budget, se è vicino a casa torna a casa e riparte la mattina per prendervi.

      Buon viaggio!

  • Ci si sdraia intorno al fuoco e si guarda la Via Lattea cercando di dipanare quella matassa, ci si interroga sull’esistenza ma senza ansie, si cercano risposte in bagliori lontani, si affidano i desideri alle stelle cadenti.

    Rivivo quei momenti grazie a te e alle tue parole, come un flashback. Grazie per questo post!

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